La mia prima macchina fotografica mi venne regalata da un parente per un Natale di metà degli anni 70. Era tutta di plastica, anche l'obiettivo, credo. Con quella macchinetta ho girato per Bologna cercando di fotografare gli angoli e le viste più suggestive e, credevo io, nascoste, perchè il vanto di tutti i fotografi è quello di vedere e fotografare cose che gli altri non vedono. Poco prima dei vent'anni ebbi in regalo da mia madre l'attrezzatura per stampare le foto e una macchina fotografica "vera", anche se semplice e con la sola regolazione manuale della messa  a fuoco. Le reflex erano ancora un sogno irraggiungibile. Con quella piccola macchina feci una serie di foto sulla strage di Bologna dell'80, alla stazione, dove arrivai circa un'ora dopo lo scoppio della bomba. Purtroppo tutte quelle immagini sono andate perdute.

Sono rimasto per molti anni  senza fotografare. Da qualche tempo ho ripreso, con una reflex digitale e le attrezzature oggi disponibili per la fotografia.

Mi interessano soprattutto le persone, che amo fotografare in particolare nelle serate di tango argentino (sono un modestissimo ballerino), perchè i volti, gli abbracci, le mani sono nei momenti del ballo così intensi e particolari da rivelare molto della personalità e della storia di chi li anima.

Altri scatti sono sugli utensili da lavoro, i luoghi del lavoro e le opere create dagli uomini. Perchè anche il lavoro, in tutte le sue forme, con i suoi strumenti e ciò che esso genera, parla di noi, di come siamo, di come eravamo e, forse, di come saremo.


Stefano Roncarati

 

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